Dopo alcuni anni nei quali delle criptovalute erano state magnificate come una sorta di Panacea di tutti i mali in quest’ultimo anno stiamo assistendo a pesanti restrizioni.
Tutti gli stati e tutte le bacche centrali sembrano essere fortemente preoccupati dalle monete virtuali e vogliono bloccarli o regolamentarle. La Cina all’inizio di quest’anno ha fatto un pesantissimo ban che ha costretto alla fuga e tutti i minatori locali. È noto che la Russia vuole fare altrettanto. Le banche centrali stanno studiando strumenti per limitare o addirittura bloccare l’uso delle criptovalute. La Sec americana, equivalente della nostra Consob si è detta molto preoccupata per l’impatto delle criptovalute. Tanto che fino ad oggi ha rifiutato di approvare etf sposti su Bitcoin. Ma oggi arriva quella che in un certo senso è la mazzata più forte per il mondo delle crypto. Perché è il presidente degli Stati Uniti in persona a dichiarare di voler colpire le criptovalute.
Il pretesto stavolta sono i ransomware, vale a dire quei sequestri digitali compiuti ai danni di aziende pubbliche amministrazioni. Un po’ quello che è accaduto anche da noi con la Regione Lazio. Negli Stati Uniti è stato Colonial Pipeline ad essere duramente colpito dal ransomware. Per il presidente Biden e per i suoi collaboratori il ransomware è possibile grazie alla copertura e all’anonimato offerta dalle criptovalute. Perciò il Wall Street Journal riporta come praticamente certo che il presidente attaccherà duramente le cripto per evitare ulteriori attacchi ransomware che ormai vengono sostanzialmente equiparati agli attacchi terroristici.
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Negli scorsi nei scorsi giorni abbiamo dato ampia copertura alla dichiarazione di Ray Dalio che diceva “vedrete che prima o poi gli stati ammazzeranno le criptovalute”.
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E la ribadiamo ancora oggi: secondo noi in guru di Wall Street aveva perfettamente ragione
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