“Le veline ora si mettono coi benzinai”. Ecco come l’inflazione crea guerre tra poveri

Questa battuta svela con una certa efficacia un pericoloso meccanismo psicologico che è tipico dei periodi di inflazione.

Questa battuta è ormai un tormentone su internet. Come tutte le battute serve un po’ a far ridere e un po’ a fare amara ironia. Quello nel quale siamo entrati è un periodo di marcata inflazione. Anche se apparentemente sono soltanto le bollette e la benzina crescere, in realtà sono tutte le materie prime a subire rincari pesantissimi e pian piano ce ne accorgeremo su tutti i fronti. Questo anche perché i governi e le autorità monetarie stanno minimizzando il fenomeno e non stanno facendo sostanzialmente nulla per contrastarlo. Ma torniamo al caso della benzina e alla battuta in questione. Molti italiani così come molti cittadini inglesi o di altri paesi del mondo si stanno convincendo che i benzinai stiano “diventando ricchi”, dato che la benzina ormai costa effettivamente tantissimo. In realtà non solo al benzinaio non viene in tasca nulla da questa spirale inflazionistica, ma spesso le aziende che erogano questi servizi vanno addirittura a perdere.

Macchina della rabbia

Nel Regno Unito ben 10 utility (aziende che erogano luce e gas) sono andate in fallimento perché non riuscivano a trasferire sull’utente finale i rincari fortissimi di petrolio e gas naturale che subivano a monte. Questo è uno degli effetti collaterali tipici dell’inflazione, vale a dire vedere un nemico semplicemente in chi magari sta patendo i rincari a monte anche più di te. Da questo punto di vista l’inflazione è una formidabile macchina di rabbia sociale. Non solo rende le persone più povere. Non solo rende più facile il fallimento di un’impresa con tutto ciò che ne viene. Ma tende ad aizzare le persone tra loro un po’ come i Capponi di Renzo nei Promessi Sposi. Gli anni ’70 ci hanno insegnato che l’inflazione genera rabbia. Ma non bisogna andare così indietro nel tempo.

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Già oggi nei paesi dell’Est europeo l’inflazione attualmente più marcata della nostra sta generando scontri di piazza a volte impressionanti.

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È pressoché inevitabile che chi si senta più povero non si impegni in sofisticati discorsi macroeconomici, ma se la prenda con chi ha di fronte e chi secondo lui lo sta derubando.