Borse a rischio crollo: l’inflazione fa pressing sulla Fed per aumento tassi

Ieri le borse USA hanno chiuso in profondo rosso. Vediamo perchè.

Anni di tassi bassissimi e con il Covid portati proprio a zero, hanno consentito alle borse di gonfiarsi oltre ogni misura. Tanti denunciano il rischio di bolla sui mercati finanziari perchè davvero le politiche ultraespansive delle banche centrali sono durate troppo a lungo. Ogni volta che qualche governatore della Fed annunciava l’arrivo di condizioni leggermente più restrittive ecco che in borsa cominciava un balletto di tonfi e volatilità elevata. Puntualmente la Fed faceva marcia indietro e così si è arrivati ad una borsa che secondo molti è clamorosamente gonfiata. Ma la Fed poteva permetterselo e le altre banche centrali anche, perchè l’inflazione era veramente bassissima. Ma ora non più. L’inflazione è tornata in pompa magna. Anzi i dati pubblicati ieri in USA e Germania certificano che siamo a livelli di inflazione che non si vedevano da 30 anni.

I tassi vanno alzati

Le banche centrali, timorose che un rialzo dei tassi potesse far scoppiare la bolla borsistica che avevano contribuito a creare, hanno sempre negato decisamente l’inflazione. Hanno ripetuto in ogni occasione che era bassa e transitoria. Ma ora quest tesi è completamente indifendibile. Se ora dovessero decidersi ad alzare i tassi (ed i loro falchi lo chiedono da tempo) la famosa bolla che si è creata sui mercati potrebbe scoppiare. Ovviamente su questo ci sono tanti punti di vista diversi. Ma se la bolla, come molti pensano, c’è, è difficile che un rialzo dei tassi in grado di arginare l’inflazione, non la faccia scoppiare. La questione è nelle mani delle banche centrali.

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Si tratta di capire come vorranno abbandonare la retorica dell’inflazione transitoria.

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Dovranno trovare una via di compromesso: un rialzo dei tassi abbastanza ben calibrato da sgonfiare i mercati senza crolli, ma anche abbastanza deciso da raffreddare l’inflazione.