Borsa, attenzione alla quiete di plastica. I numeri parlano di crollo

Una settimana natalizia tutto sommato serena sulle borse. Ma l’apparenza inganna. 

Apparentemente continua l’eterna salita dei mercati, ma attenzione i numeri reali parlano una lingua completamente diversa. Parlano la lingua della crisi della supply chain che sta peggiorando, invece di migliorare. Parlano la lingua dei rapporti internazionali tesissimi e di un clamoroso tutti contro tutti. Gli USA contro Cina e Russia; l’Europa contro la Russia che ha chiuso i rubinetti. E a proposito di rubinetti, parlano anche di un’inflazione spaventosa che sta gonfiando i prezzi delle materie prime fino all’inverosimile. L’Europa quest’anno rischia un un sonoro quanto clamoroso blackout. I costi del gas naturale in 12 mesi sono saliti quasi di 10 volte e Putin che all’inizio giocava a fare l’amichevole, adesso non vuole più erogare il gas.

Una situazione tesissima

Con un’inflazione così forte e un energy crunch assai probabile è evidente che i numeri della borsa sono drogati dai tassi a zero. È vero: la Fed ha promesso di portarli all’1% durante il prossimo anno, ma con l’inflazione spaventosa che gravita attorno al 6% con la quale abbiamo a che fare sia l’uno che lo 0% sono tassi veramente ridicoli. Dunque l’instabilità economica, energetica e creditizia è ai massimi livelli. C’è da fidarsi dei continui rialzi della borsa? La risposta è no. Sono alimentati dai tassi a zero ma prima o poi questi tasti a zero finiranno per forza e lì si cercheranno i colpevoli di un crollo che francamente è annunciato. La Fed falco è falco solo negli annunci. E’ vero gli annunci della Fed valgono molto, ma concretamente i tassi attualmente sono ad un’assurdo zero, che messo nella centrifuga di questa inflazione fa paura.

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Sono condizioni ideali (teoricamente) per la borsa, ma distruttive per l’economia. Ormai tanti parlano con disinvoltura di stagflazione.

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E’ difficile fare previsioni, ma la borsa balla su un burrone.