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Bonus casa 2022: chi comunica cessione del credito e vediamo se conviene

Il Bonus casa 2022 ritorna rivisto e modificato. Questo vasto arcipelago di bonus è stato profondamente manipolato dall’ultima Manovra Finanziaria.

In particolare, poi oggi è sotto la lente perché troppe cose sono andate storte in questa colossale elargizione di denaro pubblico. Dunque i controlli sono più severi e sbagliare costa caro. Gli italiani hanno dimostrato di gradire molto la possibilità della cessione del credito. Sicuramente rispetto alla detrazione sull’Irpef spalmata su più annualità tutte uguali, la cessione del credito è una via più diretta ed immediata. Questo però non significa che non ci siano norme paletti da non trasgredire. È la legge numero 157 del 2021 più nota come decreto antifrode che ha previsto tutta una serie di livelli di controllo. Cerchiamo di capire bene come funziona la cessione del credito. È stata l’Agenzia delle Entrate a chiarire autorevolmente attraverso fisco oggi sua rivista telematica, che per quanto riguarda gli interventi su singole unità immobiliari, la comunicazione va fatta precisamente dal soggetto che rilascia visto di conformità.

Vediamo chi comunica e i dubbi sull’attuale convenienza

Le vie possono essere quelle del servizio web o dei canali telematici. Diversa è la situazione per quello che riguarda ovviamente le parti comuni. Per le parti comuni non saranno i singoli proprietari delle unità immobiliari ovviamente a inviare la comunicazione del visto di conformità, ma sarà all’amministratore di condominio. L’amministratore eventualmente potrà anche delegare ad un intermediario. Ad ogni modo è importante comprendere come la comunicazione abbia comunque sia il termine ultimo del 16 marzo per essere posta effettuata. Per molti, però quest’anno il vero dubbio è il bonus facciate. Diminuito dal 90% al 60%, ormai appare molto meno interessante.

Leggi anche: Bonus e detrazioni 2022: sorprendenti quelli nuovi contenuti nel 730

Anche perché i rincari dell’edilizia sono stati tali che secondo molti, il vero risparmio dal 60% scenderebbe in realtà a ben poca cosa.

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Insomma troppo poco per giustificare il mettere in movimento tutto il complesso meccanismo dei bonus.

Salvatore Dimaggio

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