INPS comunica date ed importi dei nuovi aumenti sulle pensioni. Vediamo cosa toccherà in più a te.
L’Istituto nazionale per la previdenza sociale ha offerto nuove comunicazioni in merito agli incrementi previsti sui trattamenti pensionistici. La rivalutazione completa si è già avuta per quelle pensioni con importi entro i 2101,52 euro. Relativamente alle pensioni più elevate ci sono tempi diversi e con i messaggi ufficiali INPS arrivano i chiarimenti su tutti i nuovi incrementi di valore.
Le pensioni entro la cifra che abbiamo visto prima, hanno beneficiato di un aumento del 100%, rispetto all’indice misurato dall’Istat. Chi ha più di 75 anni oltre a questo aumento beneficerà anche dell’incremento sulla pensione minima. La pensione minima in Italia è molto bassa. In campagna elettorale si era parlato di un suo aumento a 1000 euro. Questo aumento non c’è stato e con l’ultima manovra finanziaria è stato decretato che chi ha più di 75 anni e percepisce il trattamento minimo non potrà avere meno di 600 euro al mese.
La rivalutazione per chi ha la pensione minima è stata pari al 120% del valore stimato sull’inflazione. Chi ha un assegno superiore alla cifra-soglia di 2101,52 euro avrà aumenti progressivamente più contenuti. Il meccanismo è semplice: più alta è la pensione e più basso è percentualmente l’incremento. Con il mese di marzo sarebbero dovuti arrivare anche gli arretrati. Alcuni pensionati non si sono visti accreditare gli arretrati che arriveranno ad aprile.
Nei primi mesi del 2023 gli aumenti pensionistici sono scattati per tutti dal punto di vista contabile. Concretamente i soldi sono arrivati ai pensionati attraverso un meccanismo di aumenti e di conguagli che non è ancora concluso. Gli aumenti delle pensioni continueranno ad arrivare anche nel mese di aprile e termineranno a dicembre. Da gennaio 2024 ci saranno i nuovi aumenti calcolati sull’inflazione del 2023.
La stagione dei conguagli non è ancora terminata e con il mese di aprile dovrebbero essere corrisposti gli ultimi arretrati. Il problema resta quello dello scollamento tra il potere di acquisto delle pensioni e il costo della vita. Nell’arco degli ultimi dieci anni il potere di acquisto reale è andato diminuendo e oggi i pensionati sono spesso sotto la soglia di povertà.
Gli aumenti dell’inflazione previsti dalle normative non sono realmente adeguati all’incremento del costo della vita. Spesso oggi si parla di un Reddito di base che possa garantire a tutti un’esistenza dignitosa. Al momento questa è una prospettiva molto progredita ma ancora distante da un impatto reale.
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