Inevitabilmente l’impatto della crisi energetica sulla produzione è arrivato anche da noi.
Chi pensava che il caro energia potesse stoppare produzione e richiesta solo in Cina si sbagliava di grosso. Si manifaestano ora anche in Europa quelle dinamiche di sfiducia nella produzione e nel consumo tipiche di un sistema che attende un peggioramento del quadro macro. Ormai è chiaro che i rincari dell’energia e l’inflazione sono fenomeni strutturali e non transitori. La conseguenza immediata è che i consumatori cominciano ad avere paura e la produzione industriale non ragiona in modo diverso. Perchè produrre a costi più alti e col rischio che non si riesca neppure poi a vendere? Al netto delle parole rassicuranti delle istituzioni, in realtà non c’è nulla che al momento cerchi di arginare l’inflazione di energia e neppure l’inflazione in generale. La speranza che veniva dall’Opec è sfumata e ciò ha pesato.
Lunedì l’Opec ha avuto pressioni da mezzo mondo per aumentare la produzione petrolifera e dunque tenere basso il prezzo del petrolio ma non ha fatto niente. Le quantità di petrolio che verranno prodotte sono sempre le stesse e di conseguenza i prezzi del brent possono continuare a salire. Cosa che puntualmente stanno facendo. La politica europea si dimostra impotente nei confronti di questa crisi che è stata negata troppo a lungo. Assisteremo a blocchi della produzione industriale come in Cina? Probabilmente no, ma gli analisti sostengono che il mercato potrebbe accusare una pesante flessione. E le prime avvisaglie già ci sono.
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D’altra parte i consumatori dopo aver visto la mazzata su bollette e benzina ovviamente vogliono cercare di spendere il meno possibile ed il meccanismo si alimenta.
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