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Economia

Materie prime sempre più care e gli stabilimenti chiudono. Non in Cina, ma qui in Italia

È la nuova moda che viene dalla Cina: quella di chiudere gli stabilimenti perché le materie prime sono troppo care.

E come tutte le mode si sta velocemente diffondendo a tutto il pianeta. Non è affatto una bella moda, anzi è una moda veramente triste perché lascia a casa tanti operai e rende il futuro per le aziende nebuloso, per non dire cupo. Purtroppo tutto questo accade perché quando le materie prime arrivano a costare veramente troppo, non si può semplicemente trasferire i maggiori costi sul cliente. Questo perché il cliente non è più disposto a comprare se deve pagare tre quello che ieri pagava uno. Per cui semplicemente la fabbrica si ferma. E’ successo in Cina tante volte in queste ultime settimane e addirittura è successo nella vicina Gran Bretagna dove ben 10 utility hanno chiuso i battenti perché non riuscivano più a produrre con determinati costi di partenza delle materie prime. E adesso è successo anche ad un’ azienda italiana. L’azienda è Feralpi, gruppo che ha ricavato ben 1,2 miliardi all’ultimo esercizio e che ha dovuto sospendere la produzione presso lo stabilimento in Sassonia.

Blocchi giunti alle porte dell’Italia

Ma non è un mistero che presto potrà chiudere anche quelli in italia. È una notizia che scivolerà in decima pagina sui grandi giornali e invece dovrebbe essere scritta a caratteri cubitali, anzi a caratteri di fuoco perché certifica il fatto che violenti scossoni alla supply chain sono già arrivati qui alle porte dell’Italia. Il prezzo dell’acciaio è triplicato di colpo. E l’acciaio è necessario per produrre tutto: dalle posate, agli elettrodomestici, dalle automobili alle forniture industriali al cemento armato per fare gli immobili.

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E con una triplicazione del costo dell’acciaio adesso le aziende cominciano a chiudere anche qui da noi in Italia.

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Dovremmo scriverlo a caratteri cubitali perché chi può fare qualcosa alzando i tassi cioè le banche centrali non sta facendo niente e sono mesi che non sta facendo niente.

Salvatore Dimaggio

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