La questione della talpa che ha rivelato alla stampa americana le magagne di Facebook e Instagram è stata un’autentica bomba sul mondo dei social network.
Ciò che la talpa ha raccontato è stato davvero sconvolgente. In estrema sintesi i social utilizzavano la loro grande conoscenza delle dinamiche dei loro utenti tenendoli avvinti ai loro canali quanto più tempo è possibile. Spesso facevano questo proprio sfruttando le debolezze dei loro utenti. Davano risalto ai post carichi di odio e di tesi estremistiche oppure spingevano a comportamenti alimentari sbagliati ragazzi a rischio. Il tutto per legare sempre di più gli utenti e far crescere i profitti. Zuckerberg ha cercato di distrarre l’attenzione dicendo che Facebook era roba vecchia e cominciava la transizione verso un nuovo fantastico metaverso.
Il vero problema è che la stampa gli ha dato retta. Tutti hanno cominciato a chiedersi cosa fosse questo metaverso e a ragionare su questo metaverso. Ciò è assolutamente normale perché Facebook è una realtà importantissima e se fa un annuncio del genere è chiaro che questo susciti un’ampia eco mediatica. Il problema è che la maggior parte delle riflessioni sul metaverso lungi dall’essere entusiastiche e curiose sono apparse scettiche e critiche. Anche sugli stessi social l’interesse è stato poco. Insomma se Zuckerberg voleva affascinare il pubblico ed anche la stampa sostanzialmente non c’è riuscito. Ha creato un’attenzione guardinga, critica e perplessa. Molto lontano dall’entusiasmo che desiderava.
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Prima ancora di nascere stampa e gente comune hanno cominciato a ragionare su tutti i limiti e tutte le perplessità che questo progetto si porta dietro.
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Anche perché mettere nelle mani di Facebook uno strumento ancora più pervasivo e capace di profilare l’utente fa un pochino impressione.
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