La figura del commercialista un tempo era una figura importante e che consentiva ai professionisti guadagni anche lauti.
Ma negli ultimi 10 anni questa professione è stata letteralmente svuotata di senso e di significato. I guadagni sono sempre più risicati e la percezione comune è quella di una professione che nel tempo avrà sempre meno senso. Capita sempre più spesso di sentir dire ai commercialisti che da qui a qualche anno l’informatizzazione li lascerà senza lavoro. In effetti è questa la tendenza in atto e mette seriamente a repentaglio una professione importante. La cosiddetta disintermediazione è stata uno dei grandi cavalli di battaglia degli ultimi anni. In pratica il cittadino ed il fisco possono entrare in contatto direttamente senza l’intervento del commercialista e il tutto può avvenire on-line. Dunque del commercialista non c’è più bisogno. Le cosiddette precompilate ed i portali che consentono al cittadino di fare tutto da sé autonomamente sono un’altra riprova di questo triste declino.
Ma una novità dell’ultimo anno sono anche le app che permettono assistenza fiscale a prezzi stracciati magari demandando materialmente le pratiche a persone poco qualificate e sottopagate. Insomma guai a credere che siano soltanto gli operai e gli autisti a restare disoccupati grazie alla crescita della tecnologia. Anche lavori di concetto progressivamente diventano sempre più obsoleti in un’assurda e pericolosa corsa verso il nulla occupazionale. E’ tristissimo sentire dire a commercialisti e consulenti del lavoro che ormai si tira a campare, che i guadagni sono sempre più ridicoli ed in tanti casi cercare proprio lavori alternativi.
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E’ sintomatico di una politica vuota che con la scusa dell’innovazione, distrugge lavoro e non lo crea mai.
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Quali sono le prospettive concrete per questa professione? A sentire chi ci lavora sono assai scarse.
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